Valle d’Itria, i borghi più belli

La 6° “Conferenza dei Borghi più belli del Mediterraneo”, tenutasi a Cisternino dal 4 al 7 Ottobre, è stata l’occasione che mi ha riportata in Puglia per la seconda volta in un anno.

Una conferenza che ha avuto come tema i “Borghi più belli” del mondo, ciascuno con i suoi colori, profumi e paesaggi peculiari. Vocati al turismo, questi piccoli centri sono costantemente impegnati a rilanciare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del territorio. Ed è per questo che la loro identità e peculiarità va tutelata e curata.

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E proprio i borghi sono stati i protagonisti di un tour in quella che io definisco la Puglia più autentica e vera: la Valle d’Itria.

La Valle d’Itria mi ha accolta con distese di ulivi senza eguali, alberi nati da una terra rossa che profuma e rende il panorama attorno un susseguirsi di effetti cromatici meravigliosi. Sarà per il bianco delle costruzioni o per la vegetazione che li incornicia, ma ogni borgo della valle, è avvolto da un atmosfera magica e quasi fiabesca.

Se avete in programma un viaggio in Puglia ecco cosa vedere, dove mangiare e come vivere a pieno la vita dei borghi della Valle D’itria.

CISTERNINO

Cisternino non ci sono le chiese monumentali di Ostuni o i trulli perfetti di Alberobello. E neppure le cummerse di Locorotondo. Eppure, in un tour anche breve della Valle d’Itria non si può mancare di visitarla: perché Cisternino è uno dei borghi più affascinanti di tutta la zona, in cui è un piacere perdersi tra i vicoli e le piazzette, respirando l’aria di una volta e il profumo della carne cotta sui fornelli al di fuori delle macellerie.

L’esplorazione di Cisternino parte da piazza Garibaldi, su cui prospetta da un lato la Villa comunale e dall’altro la Torre Grande con la Porta Grande e la Chiesa Madre.

Però l’atmosfera e il fascino di Cisternino risiedono tutti nel girovagare tra le case dell’Isule (Isola) e degli altri antichi quartieri (Bère Vècchie, Scheledd, u Pantène) che si estendono al di là della Chiesa Madre e della Torre Grande.

Inutile indicare un itinerario preciso, anche perché il bello della visita sta nel perdersi e poi ritrovarsi.

Dove e cosa mangiare 

Il borgo è rinomato per i suoi fornelli pronti: le griglie al di fuori delle macellerie su cui ci si fa arrostire al momento la carne appena scelta nel negozio. Vi consiglio di provare questa esperienza Al vecchio fornello, in via Via Basiliani, 18

Le chicce di zia Rosa è invece un ottimo ristorante, così buono che abbiamo cenato li più di una sera. Mimmo saprà accogliervi con le sue storie e la sua ottima cucina tipica in un ambiente curato e confortevole. Si trova in Via Tarantini 6.

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OSTUNI

Ostuni è la città più luminosa del brindisino. Non perché sia in una particolare posizione che la rende meglio esposta al sole, ma questo borgo risplende di luce propria, grazie alla candida calce che riveste gli edifici del suo centro storico. Una caratteristica che arriva dal Medioevo, quando la calce era il materiale più facilmente reperibile e di un colore che poteva esser utile a rendere più visibili le anguste vie del borgo antico. Le mura aragonesi, tutt’intorno, fanno da scudo ai gioielli dell’arte che brillano all’interno.

La Cattedrale, situata nella medievale piazza del Balio. Un edificio dalle caratteristiche quasi uniche: espressione del gotico fiorito del 1400, si fregia di uno splendido rosone tra i più grandi al mondo.

Altra chiesa da vedere se vi trovate in città è quella di San Vito Martire. Quest’ultima è meglio conosciuta dagli ostunensi come chiesa delle Monacelle, proprio perchè affiancata al monastero delle Monacelle. Qui si trova anche il “Museo delle Civiltà Preclassiche” con  l’importante scoperta archeologica della “Madre di Ostuni”, una giovane mamma di 28.000 anni, ritrovata con il proprio piccolino in grembo, al Parco Archeologico di Santa Maria d’Agnano.

Suggestiva è  via Continelli, in cui è possibile ammirare la pavimentazione originaria della città, su cui transitavano carrozze trainate da cavalli, e asini, un sentiero preannunciato da un portale in pietra con su incisa la scritta latina “amuse ne ingreditor”, ossia vietato entrare a coloro che non amano le arti.

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LOCOROTONDO

Con Ostuni, Cisternino e Martina Franca compone il gruppo delle “città bianche” di Puglia. Espressione della Puglia più tradizionale ed autentica, Locorotondo presenta, nel suo cuore antico, una forma circolare che si ripete su più anelli, quasi ad assumere la curiosa conformazione di una torta. Straordinario il fascino del suo nucleo antico che, arroccato su una collina, si visita lentamente fino a giungere al suo culmine, tra vicoli e tanti affacci panoramici sulle campagne sottostanti.

Pittoresco il suo centro storico, con le caratteristiche stradine pavimentate, dove merita una visita la chiesa settecentesca di San Giorgio Martire, mentre salotto della città è senza dubbio piazza Vittorio Emanuele, elegante angolo della parte vecchia.

Cosa la rende unica? Sicuramente le sue cummerse, caratteristici tetti spioventi delle case che ricordano tanto quelli del nord europa, solo che qui  il paesaggio è tutto rigorosamente total white.

Le attrattive fondamentali di Locorotondo sono due: il suo caratteristico centro storico e il suggestivo panorama che si osserva dalla sommità su cui si trova il borgo. Da qui infatti si possono ammirare dall’alto i Trulli e questo affaccio viene chiamato dagli abitanti “lungo mare”. Perdetevi quindi tra le viuzze strette e abbellite con stupendi fiori colorati che vengono posizionati un po’ dovunque, osservate i fantastici scorci caratteristici di questo paesino che ho eletto come il mio preferito tra tutti quelli visti in Valle d’Itria.

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MARTINA FRANCA

Piove quando visitiamo Martina Franca ma questo non le impedisce di mostrarsi nel suo splendore. Sicuramente tra tutti i luoghi visti è quella che meno si avvicina al concetto di borgo ma più a quello di cittadina. Famosa soprattutto per i suoi edifici barocchi, come i palazzi Panelli, Blasi e Motolese, tutti arricchiti da logge decorate in ferro battuto, è una città elegante e patria dei Duchi di Caracciolo. Il Palazzo Ducale, oggi  sede del municipio di Martina Franca e della Biblioteca Comunale, fu fatto costruire da Petracone V Caracciolo nel 1668 e di notevole importanza sono le sale del Mito, della Bibbia e dell’Arcadia completamente affrescate.

Prendendo corso Vittorio Emanuele si staglia davanti agli occhi un’altra facciata barocca, si tratta della Basilica di S. Martino, costruzione della metà del ‘700, sulla quale spicca il bel portale sormontato dal gruppo scolpito di S. Martino ed il povero. L’interno è a croce latina ad unica navata, riccamente decorato, molto bello l’altare maggiore ai cui lati vi sono due statue di marmo della Carità e della Maternità.

Piazza Maria Immacolata, nota come i Portici, è un largo spazio semiellittico di stile neoclassico con una struttura semicircolare, contraddistinta da un susseguirsi di tredici arcate.

Piccola chicca è la Chiesa del Monte Purgatorio, da poco restaurata e riconsegnata alla fruizione pubblica, con la sua magnifica tela di Giovanni Caramia, “San Michele Arcangelo con le anime purganti”. Un’opera intensa e di grande impatto.

Tutte le estati, ormai da oltre 40 anni, Martina Franca diventa la capitale pugliese del Bel canto, si tiene infatti da metà luglio a metà agosto il Festival della Valle d’Itria, rivolto agli appassionati di musica lirica e sinfonica.

Dove mangiare

“La Tana” si torva in un palazzo del Settecento, nel centro storico di Martina Franca.  Volte in pietra a “botte”, pavimenti con marmi policromi, arredamento rustico ma sobrio. Cucina della tradizione ma rivisitata, ottimo il carpaccio di cernia e il baccalà. Si trova in Via Pietro Mascagni 8.

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CEGLIE MESSAPICA

Questo comune si trova nella provincia di Brindisi, adagiato su un colle, ed oltre ad essere uno dei più grandi è indubbiamente una delle città più antiche di tutta la Puglia, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Il centro storico di questo borgo della Valle d’Itria è molto suggestivo e caratteristico, formato da piazze e stradine di singolare bellezza. Tra le più belle architetture di Ceglie Messapica spicca il Castello Ducale, al quale potrete accedere attraverso un ampio portale. Fu edificato intorno all’XI secolo e della struttura originaria resta l’imponente torre normanna posizionata lateralmente, sulla sinistra. Anche per questo borgo vale la regola del perdersi per poi ritrovarsi, girovagando per le stradine strette e bianche.

Dove mangiare

Cibus è uno dei ristoranti più famosi di Puglia. Qui  tra gli archi di pietra di un locale rustico-chic in un ex convento potrete gustare ricette brindisine creative. Prima di sedervi a tavola fate un giro nella struttura, tra le cantine e le “stanze” dei formaggi e dei salumi, dove il profumo vi farà venire ancora più appetito.

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ALBEROBELLO

Sito patrimonio UNESCO, Alberobello è la patria dei famosissimi Trulli, tipiche abitazioni in pietra calcarea, esempi straordinari di edilizia in pietra a secco a lastre, una tecnica risalente all’epoca preistorica. Sebbene i trulli rurali siano sparsi per tutta la Valle d’Itria, la massima concentrazione di esemplari meglio conservati di questa forma architettonica si trova nella cittadina di Alberobello, con più di 1500 strutture nei rioni di Monti e Aja Piccola.

Lo scenario è davvero unico e quasi da favola, non mi sorprende che ogni giorno tantissimi turisti affollino questo piccolo borgo scattando centinaia di foto. I tetti delle costruzioni recano spesso iscrizioni in cenere bianca dal significato mitologico o religioso, e terminano con un pinnacolo decorativo che aveva lo scopo di scacciare le influenze maligne o la sfortuna.

Curiosa è la storia dei Trulli siamesi, una delle più antiche costruzioni di Alberobello, con una inconfondibile forma a otto. Stando alla leggenda, che richiama molto la storia d’amore di Paolo e Francesca, il trullo in origine era una casa unica dove abitavano due fratelli. Questi si innamorarono della stessa ragazza. La giovane si sposò con il fratello maggiore e a lui promise fedeltà. Ben presto però fu rapita dal fascino del fratello minore e divenne sua amante. Il fratello maggiore, disperato, cacciò i due innamorati di casa, ma il fratello minore reclamò al reggente del paese la sua parte di trullo. Fu così deciso che il Trullo venisse diviso in due parti uguali e che ognuna dovesse avere l’affaccio dell’entrata su una strada diversa, proprio per evitare che i fratelli si incrociassero.

Abbiamo avuto modo anche di vedere come viene restaurato un trullo, la cura e il duro lavoro che sta dietro la conservazione di un bene così grande della storia di questa meravigliosa regione.

Cosa mangiare

Non abbiamo nè pranzato nè cenato ad Alberobello però vi posso consigliare di provare il gelato  e i pasticciotti di Martinucci, ovviamente dentro un trullo. Si trova in Via Monte S. Michele 57.

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